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Home Comitato Scientifico Storico e Militare INSURREZIONE LUCANA DEL 18 agosto 1860

INSURREZIONE LUCANA DEL 18 agosto 1860

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Indice
INSURREZIONE LUCANA DEL 18 agosto 1860
Gli insorti Lucani
Città Italiane Benemerite del Risorgimento
Medaglie alle città benenmerite
POTENZA CITTA’ BENEMERITA
Lettera di Garibaldi
Tutte le pagine

BREVE SINTESI DELL’INSURREZIONE

Giacinto Albini in Basilicata intensificò la sua attività politica ricostruendo il partito liberale lucano con il supporto del progressista Nicola Mignogna e del colonnello cavouriano Camillo Boldoni. Sotto la loro guida si svolsero le vicende dell'agosto 1860 quando in Basilicata, prima che altrove, si innalzarono le bandiere dell'Italia unita. Le vittoriose imprese garibaldine in Sicilia avevano risvegliato gli animi popolari e ovunque erano riprese le lotte per le terre demaniali; a Matera gli scontri assunsero subito un carattere molto violento poiché il popolo insorto uccise il conte Gattini ed alcuni suoi collaboratori. Prima che la situazione degenerasse, Albini, Mignogna e Boldoni affrettarono l'iniziativa politica ed a Corleto Perticara, dove erano da tempo ospiti di Carmine Senise, per primi dichiararono decaduti i borboni proclamando l'unità nazionale. Francesco II, insediatosi nel maggio del 1859, vista l'impossibilità di controllare i moti esplosi in Sicilia con Garibaldi e già estesisi a macchia d'olio nel Regno, tentò di guadagnare alla propria causa i liberali moderati concedendo la costituzione del '48, ma ormai era troppo tardi.


In Basilicata, grazie ai collegamenti preventivamente creati dai cospiratori, fra cui collaborarono attivamente i fratelli Pietro e Michele Lacava di Corleto, gli insorti intrapresero una marcia decisa verso il capoluogo dove quasi nulle furono le resistenze borboniche; a Potenza, il 18 agosto 1860, fu insediato il Governo Prodittatoriale di Albini e Mignogna. Tutto questo accadeva ancora prima dello sbarco di Garibaldi in Calabria, dunque, dalla Basilicata, in quindici giorni si erano determinate le condizioni di indipendenza di ben nove province del Sud, facilitando il compito di Garibaldi ma anche quello di Cavour che grazie a questi moti indipendenti riusciva a giustificare agli occhi della diplomazia europea l'intervento sabaudo nel Mezzogiorno in favore dell'unità d'Italia.


Il 3 ottobre le truppe piemontesi guidate dal re si misero in marcia verso il Sud e Cavour fece approvare alla Camera una legge che prevedeva l'annessione incondizionata del Mezzogiorno, che Garibaldi ed il Partito d'azione finirono per accettare il 26 ottobre nello storico incontro di Teano. Il 13 febbraio cadeva la fortezza di Gaeta dove si era rifugiato Francesco II, che partì per Roma, e il 17 marzo 1861 il primo Parlamento nazionale proclamò a Torino Vittorio Emanuele II re d'Italia "per grazia di Dio e volontà della Nazione".
Il "Corriere Lucano", meglio titolato "Giornale Uffiziale della Rivoluzione", il 28 agosto del 1860 aveva documentato il grado di unità del movimento insurrezionale lucano che tanto doveva alla forza di quei contadini per i quali si auspicava la rapida soluzione della questione demaniale. Ma non fu così facile risolvere il problema della terra, poiché nonostante il compito di soprintendere a tale operazione fosse stato affidato all'insigne Giacomo Racioppi, il programma rivoluzionario venne applicato solo in minima parte ed il Governo Dittatoriale di Garibaldi durò ben poco, così come la guida politica all'unità di Cavour. Rimasta irrisolta l'annosa questione della terra, si apriva ancora una volta il baratro innanzi alle istanze di quella parte di società che tanto aveva contribuito all'unità d'Italia. Si producevano così le premesse di quell'isolamento delle masse rurali dalla nuova compagine dello Stato nazionale che determinò l'esplodere della guerriglia contadina e del brigantaggio.